TL1000S - sostituzione del forcellone

Ho comprato un forcellone usato, per sostituire quello originale che era graffiato per lo sfregamento contro la marmitta sinistra, graffiata ovviamente anche quella. Lo sfregamento era causato dalla piegatura di collettore e terminale, non ripristinati dopo una caduta.

Disassemblando i leverismi della sospensione, la biella della molla non era svincolabile perché la vite era grippata nell'anello interno del cuscinetto. Dopo vari tentativi tali da non rovinare anche il resto, mi sono deciso a segare l'orecchia di fissaggio della biella, sul forcellone, che era l'elemento sacrificabile.

L'orecchia segata con lama per seghetto a mano.

Prima di procedere con l'installazione dei cuscinetti nuovi sul forcellone "nuovo" (di seconda mano), ho controllato il parallelismo tra l'asse di simmetria del fulcro e quello delle asole di montaggio del perno ruota. I due assi non sono perfettamente paralleli. Disponendo del forcellone vecchio, ho fatto la medesima verifica su quello, e vi ho riscontrato lo stesso "errore", della stessa entità. Perciò suppongo che sia voluto. Probabilmente serve a compensare l'asimmetria geometrica o quella delle sollecitazioni cui è soggetto. In altre parole, se considero gli assi di simmetria, di perno del forcellone e perno ruota, come segmenti la cui lunghezza è circa quella degli stessi perni, e ciascun estremo di tali segmenti è un punto, considerando un piano sul quale giacciano tre di questi punti, il quarto di essi non giace su quel piano ma ne è distante di qualche frazione di millimetro. Col perno del forcellone in bolla, quello della ruota rimane inclinato di circa 10' (dieci primi), più basso a destra ovvero più alto a sinistra.

Oltre a ciò, ho esaminato il forcellone anche alla ricerca di micro difetti. Il più consistente che vi ho rilevato è una cricca nella saldatura di un supporto del carter della catena. Il particolare non è critico, ma visto che la cricca c'è, se non è stata causata da un colpo, una sollecitazione eccessiva e occasionale, allora essa continuerà ad avanzare un po' alla volta. L'ho quindi eliminata col dremel.

La cricca sulla saldatura.

Dopo l'asportazione del materiale attorno alla cricca, fino alla sua completa sparizione, e con una forma che (spero) non dovrebbe favorirne la ricomparsa.

Per estrarre i cuscinetti del perno del forcellone ho fatto fare due piattelli apposta. Quello rastremato va all'interno (dopo aver eliminato la gabbia coi rulli), quello interamente circolare va all'esterno. Basterebbe quello interno, ma l'accoppiata serve a evitarne lo sbattacchiamento contro la sede del cuscinetto e conseguenti graffi. Si mettono insieme con un pezzo di barra filettata M10 e si tirano con un martello a trazione. Il campo di tolleranza qui indicato sul ø34 dovrebbe preferibilmente essere traslato di un paio di decimi ulteriori verso il basso, o almeno il solo suo scostamento superiore. Quello interno, infatti, che mi è stato fatto più prossimo a tale scostamento, si incastra nell'anello esterno del cuscinetto. Ciò comunque non ne pregiudica l'usabilità.

Oltre a quanto sopra, per agevolare l'operazione ho scaldato il "cannotto" con il termosoffiatore, regolato a 120°C, fino a quando la temperatura non rimaneva abbastanza stabile nella zona interessata.

Per inserire i cuscinetti nuovi ho realizzato un accrocchio il cui scopo è mantenere la barra filettata il più possibile centrata rispetto al "cannotto", con ciò distribuendo il più uniformemente possibile la forza, e l'asse del cuscinetto installando, il più possibile centrato e parallelo.

Sequenza di installazione. Il cuscinetto reggispinta tra dado e rosetta/piattello è opzionale: lo avevo previsto ma non l'ho utilizzato, perché deve ruotare perfettamente in asse, altrimenti induce le spinte radiali per limitare le quali avevo pensato di usarlo. Basta poco gioco diametrale tra il suo anello e la barra filettata, perché il rischio sia concreto. In questo caso la barra filettata è M16, mentre il diametro interno dell'anello del cuscinetto è ø17.

Per ridurre i giochi al minimo, e con essi i disassamenti, ho utilizzato della carta spagna.

La boccola della foto precedente, installata all'estremità opposta a quella d'inserimento del primo cuscinetto.

La "pila" di elementi prima dell'inserimento.

La "pila" nel "cannotto", col cuscinetto già parzialmente inserito.

Per l'installazione dei cuscinetti nuovi sulle bielle lato molla e lato ammortizzatore, ho adottato un sistema simile, dove per la boccola dal lato opposto a quello di inserimento del cuscinetto nuovo, ho usato quello vecchio tagliato longitudinalmente e "ricostruito", e quindi inserito per una breve lunghezza, cioè lo stretto necessario a garantire un minimo di concentricità.

A sinistra il cuscinetto nuovo, a destra quello vecchio tagliato. L'insieme degli elementi è ancora incompleto, evidentemente.

A destra una boccola (è il vecchio anello interno di uno dei cuscinetti del forcellone) abbastanza lunga da permettere al cuscinetto vecchio di uscire in parte, spinto fuori da quello nuovo.

Tolti la boccola e il cuscinetto vecchio, ora che il cuscinetto nuovo è inserito per oltre la metà della propria lunghezza, è improbabile che venga tirato storto nella sede. Ho utilizzato un reggispinta (i tre "pezzi" sotto al dado) per ridurre l'effetto delle componenti tangenziali, inevitabili usando delle chiavi a mano, nel serrare bulloni: il dado, strisciando contro le rosette che gli farebbero da riscontro (nel caso non usassi il reggispinta), a causa dell'attrito tende a spostarsi secondo una traiettoria grosso modo a spirale, che segue la componente tangenziale (direzione paralella a radiale, ma che non passa per il centro di rotazione) impressa alla chiave, e portando il centro della vite, alla propria estremità, fuori dal centro della sede del cuscinetto, col risultato che l'asse della vite si sposta fuori parallelismo rispetto all'asse della sede.

Dovendo inserire il cuscinetto fin oltre il filo esterno del mozzo, ho usato di nuovo il cuscinetto vecchio tagliato, questa volta a sinistra, per spingere il cuscinetto nuovo ancora di quel tanto che occorreva per centrarlo nella sede.

La leva dal lato molla era (ed è tuttora) rovinata in corrispondenza del fissaggio del fulcro sul telaio.

La foto non è molto a fuoco sui punti che vorrei e mi sono dimenticato di farne un'altra. Su ciascuno dei due fianchi di questo snodo, va installata una rondella di spessore 0.5 mm. In questo caso si direbbe che, durante il serraggio, una di tali rondelle è scivolata fuori dall'anello interno del cuscinetto, fin sulla vite. Poi, col serrarla, e col lavorare la sospensione, la rondella ha creato una sede nell'alluminio della leva.

Può essere difficile assemblare correttamente questa leva, in questo specifico punto, se la moto è tutta intera. Io l'ho fatto a telaietto posteriore smontato e senza tubi di scarico, e penso che se tutti questi componenti sono installati, il rischio di non accorgersi che una rondella è scivolata fuori posizione è alto.

Da notare che il serraggio di questo componente si "contrappone" a quello dell'ammortizzatore. La vite dell'uno tira la stessa "nervatura" (o staffa, o che altro) che viene tirata, in direzione opposta, dalle due viti dell'altro. A seconda che venga installato per primo l'uno o l'altro componente, la tensione indotta dal serraggio alla coppia prescritta, potrebbe causare una deformazione sfavorevole all'assestamento dell'altro. I due manuali che ho (originale + Haynes) non aiutano a determinare un ordine sensato di assemblaggio, per cui bisogna arrangiarsi.

All'inizio del serraggio, l'anello interno rimane staccato dalla superficie spianata del telaio, almeno da un lato. La rondella potrebbe scivolare nello spazio ancora "aperto", fermandosi contro la vite.

Alla fine del serraggio, l'anello interno deve risultare premuto contro la superficie spianata, e la rondella deve essere libera di ruotare su di esso.

L'altra estremità dopo il serraggio.

L'eventualità che la rondella scivoli tra anello interno del cuscinetto e superficie spianata del telaio, comporta che la "forcella" in cui la leva viene inserita, rimane circa mezzo millimetro più aperta di quanto dovrebbe, e che il precarico non è distribuito uniformemente su una circonferenza chiusa. La sommatoria di questi difetti, di solo assemblaggio, potrebbe sovraccaricare localmente il telaio.